Segni


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Stefano Valla: piffero; voce solista in 5, 14, 22; prima voce in 12 e 22 (parte corale)

Daniele Scurati: fisarmonica; seconda voce in 5, 12, 22 (parte corale)

Hanno suonato e cantato con noi:

Enzo Draghi: chitarra e terza voce in 5; voce basso in 12 e 22 (parte corale)

Raymond Honnay: violino in 8, 25, 26

Fabrice Lenormand: cornamusa in 14 e 15

Roberto “Bertas” Gualdana: prima voce in 18

Marco Domenichetti: baritono in 12 e 22 (parte corale)

Pepi Zacchetti: terza voce in 12

Ivo Domenichella: voce basso in 12

Prodotto da Stefano Valla e Daniele Scurati
Tutti i brani sono stati arrangiati da Stefano Valla e Daniele Scurati esclusi 5, 9 e 22
Registrazioni realizzate e masterizzate da Marco Domenichetti
a Cegni nella casa di Stefano Valla nei giorni 11 ottobre 2004; 15 novembre 2004;
2, 11, 18, 25 Gennaio 2005.
Foto di C. Kero – Carlo Cichero, via Cairoli, 120 Ovada (AL) Italia.
Foto storica: Giacomo Jacmon Sala (piffero),
Severino Tamburelli (fisarmonica) Pizzonero (PC- Italia), 1922.
Collezione famiglia Chierico.
Testo di Franck Tenaille
In copertina
Idillio primaverile, olio su tela (1896-1901), di Giuseppe Pellizza da Volpedo;
collezione privata.
Si ringrazia la famiglia Bruni, i discendenti di Pellizza,
l’Associazione Pellizza da Volpedo e Claudio Gnoli per la gentile disponibilità.
Abbiamo imparato La bella Laurin da Mario Mas-cin Brignoli di Negruzzo (PV) e
Madre Crudela da Rina Albertazzi di Cegni (PV) e Zulema Negro di Cosola (AL).
Un ringraziamento particolare
all’associazione culturale Brayauds di Saint Bonnet (Riom) per l’entusiasmo, l’amicizia
e la pacifica invasione musicale di inizio anno.
Stefano Valla suona un piffero “APE” Romero copia di un Cicagna.
Daniele Scurati suona una fisarmonica Beltrami, Stradella – Italia.
Fabrice Lenormand de i Brayauds suona una grande cornamusa 20 pollici
del Centro della Francia di Bernard Jacquemin e una musette Béchonnet 16 pollici di Bernard Blanc.

Buda records: 2005

Il borgo di Cegni (che in dialetto si dice Segnu o Segni) si trova sulle colline dell’Appennino, al confine di quattro province: Genova, Piacenza, Alessandria, Pavia. Questa zona di montagna che discende verso il mare, ricca per la sua tradizione di canto, si distingue anche per la sua coppia preferita che incita diabolicamente al ballo e suscita felicità e malinconia: piffero e fisarmonica. Il piffero, un oboe di legno d´ebano o di bosso adornato da una penna di gallo, è accompagnato dalla fisarmonica cromatica che da qualche lustro ha soppiantato la musa; dopo un secolo di pratica, questi due strumenti ad ancia sono giunti ad una sofisticata simbiosi molto specifica in termini di tecnica e spirito interpretativo.

Stefano Valla e Daniele Scurati sono indubbiamente i musicisti che rappresentano al
meglio questo tandem, entrambi eredi scrupolosi di una tradizione fragile e rinnovatori
rispettosi di uno stile che è diventato pratica contemporanea e che oggi fa scuola.
Daniele Scurati dall’età di quattro anni frequenta Cegni, potendo così far sua la musica di questa terra.

Stefano Valla ha beneficiato di una trasmissione molto speciale: immerso fin da
bambino nell’atmosfera delle feste e affascinato dal suono del piffero, ha fatto propria la
conoscenza delle gesta dei suonatori, anche grazie alle memorie di sua nonna “canterina”.
Due dei più grandi suonatori, Giacomo “Jacmon” Sala (1873-1962) e Ernesto Sala (1907-1989) sono nati nel suo paese; un altro musicista importante, che Stefano considera suo padre spirituale, è il fisarmonicista Andrea “Taramla” Domenichetti (1915-1997), originario del paese vicino: Negruzzo.

Nutrito a queste sorgenti, Stefano Valla è entrato nel segreto del suono, collaborando con i fisarmonicisti più autorevoli della zona. Ha fondato il gruppo “i Suonatori delle Quattro Province”; ha partecipato a diverse ricerche etnomusicologiche specialmente con Mauro Balma del Conservatorio di Genova. Ha suonato con il gruppo “Une anche passe”, ensemble francese di Montpellier, condotto dal clarinettista Laurent Audemar, le cui creazioni musicali coinvolgono gli strumenti ad ancia doppia provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo. Stefano è anche voce chitarra della famosa “Squadra”, la formazione più rappresentativa del trallalero genovese. Insegna piffero all’Accademia d’arte di Voghera ed anima corsi di ballo con Annalisa Scarsellini; con sostegno della regione Lombardia, ha inoltre fondato un centro di documentazione etnografica nel comune di Santa Margherita Staffora.

Questo lavoro multiforme di raccolta e di memoria ha determinato l’evoluzione delle
sue incisioni: da trasmissione a rinnovamento, da rilettura a creazione; ogni mutazione è frutto di incontri umani, di sperimentazioni, di ricerche sugli strumenti e sul suono. Velata nel coinvolgimento è la preoccupazione di aprire questo genere musicale a nuove prospettive: non un facile obiettivo considerando le condizioni, non solo tecniche, necessarie per l’alchimia tra il piffero e la fisarmonica.

Per il duo, non è una questione di esercizio fisico ma una ricerca di armonia, equilibrio e misura tra lo spirito originale e le aspettative acustiche di oggi. Il mantice deve respirare insieme al piffero e lo swing della fisarmonica deve fondersi con il fraseggio dell’oboe: la melodia, specialmente nelle alessandrine, è articolata attorno
a nodi di note: idealmente, il piffero si deve percepire come “voce che ride o che piange”.
Il repertorio di questo album è perciò omogeneo nella sua dinamicità e molto eclettico nella sua ispirazione: ogni pezzo è come un “segno” in un percorso di caccia al tesoro:

Alessandrina in la

Una delle alessandrine più belle; una melodia magica, come sospesa,
ricca di micro-variazioni: note molto rapide che richiedono molta finezza e tecnica
di fraseggio.

Suite Alberi neri

Questa suite (intro di Stefano Valla e Daniele Scurati) passa dal valzer
alla mazurca alla polca nell’atmosfera di un dipinto di Giuseppe Pellizza da Volpedo: “Idillio
primaverile”. Gli alberi neri nel dipinto fanno contrasto con il ballare dei bambini, come
un gioco a nascondino tra Eros e Thanatos.

Madre crudela

Canto che, attraverso l’arrangiamento di Enzo Draghi, racconta la sorte
di una giovane donna.

Valzer

Suonata cara a Stefano, interpretata con una nuova armonia di Daniele.

Polca

Questa vecchia polca dedicata ad Ernesto Sala esalta le possibilità dell’ancia del piffero: le frasi corte e irregolari, le note tenute, il “masticato” (la trasfigurazione del suono dell’oboe nella voce).

Anche se…

Un valzer scritto da Stefano Valla e interpretato insieme al violinista belga
Raymond Honnay, portatore di uno stile di accompagnamento personale e estremamente
sensibile.

Alessandrina n. 2 dai “Divertimenti carnavaleschi”

Su trascrizione ed adattamento di Mauro Balma, questo è un pezzo composto nel 1804 da Nicolò Paganini, per un ballo a Genova.

Mazurca

Dedicata a Jacmon.

Taramlesca

Composizione di Stefano Valla dedicata a Taramla.

Lei mi voleva bene

Una canzone polifonica dalla montagna. Interpretata da Stefano
Valla e Daniele Scurati con Pepi Zacchetti (terza voce), Ivo Domenichella (basso) e Enzo
Draghi (basso) insieme con Marco Domenichetti (baritono).

Alessandrina in re

Brano modale tratto dal repertorio più arcaico.

La bella Laurin e Valzer

Questo pezzo tradizionale appartiene al repertorio dei canti di
matrimonio. Interpretato da Stefano Valla e Daniele Scurati insieme a Fabrice Lenormand
(“les Brayauds”) che suona una cronamusa di 20 pollici; segue un vecchio valzer “Guarda la
mia stanzetta” nel quale Fabrice Lenormand suona una cornamusa Béchonnet 16 pollici.

Alessandrina per S.M.

Un’altra alessandrina molto famosa, ricca di nodi di note.

Piana bella

Denominata così da Jacmon.

Canta Bertas e Polca

In questo pezzo è stato invitato Roberto Gualdana, alias “Bertas”,
un amico di 83 anni, personaggio dalla forza fisica incredibile e dal sorriso molto dolce. Un
uomo che, malgrado una vita difficile segnata dalla guerra, ha sempre cantato.

Modo e Sestrina

Una composizione di Stefano Valla e Daniele Scurati, variazione su
modalismo, seguita dall’arcaica sestrina.

Canzone arrabbiata

Una ripresa, su arrangamento di Enzo Draghi, della canzone di
Nino Rota, per il film di Lina Wertmüller “Storie d’amore e d’anarchia”.

Gelon ge gelon

Due monferrine che Taramla insegnò a Stefano Valla. Gli enigmatici
“gelon ge gelon” sono la sua traduzione personale di “la la la”.

…Oppure no e I gelati son finiti

Un valzer ed una polca, composti da Daniele Scurati e Stefano Valla, dedicati a Bertas. I titoli riprendono due espressioni che lui usa spesso.

Per i loro autori, questo CD segna due importanti punti di evoluzione nel loro lavoro.
Da un lato, per la prima volta pubblicano brani di loro composizione, dall’altro coinvolgono
altri musicisti per tracciare i “segni” del loro incontro. Questo album è concepito come “work in progress” registrato in sei sessioni nella casa di Stefano Valla a Cegni seguendo il passaggio degli artisti invitati.

Che la loro modestia possa ammetterlo o meno, possiamo dire che al di là della chimica umana, il piffero e la fisarmonica non hanno mai suonato così. Daniele Scurati ha innegabilmente completato un considerevole lavoro sulla tecnica del mantice, arrivando a suonare la sua cromatica come se fosse una fisarmonica diatonica, dopo aver profondamente riflettuto sulle armonie e sui “colori” delle fisarmoniche vecchie, con l’aiuto di Claudio Beltrami, liutaio di Stradella, città-culto della fisarmonica.

Il lavoro di “Segni” ha soddisfatto il duo? Stefano Valla dice: «la mia meta è sempre stata la trasparenza e la leggerezza del suono». Metafisica implicita… Dietro il suono, loro percepiscono il mistero, un’intimità mistica e carnale; quando la musica suscita la festa diviene una specie di preghiera, come si può cogliere partecipando ad uno dei loro concerti o balli. Uno stile di ricerca permanente: vedere “il suono trasfigurarsi in voce” con la consapevolezza quotidiana che “la memoria senza il pensiero del futuro non resiste!”

Franck Tenaille


Recensioni

Presentare un nuovo disco di Valla e Scurati è come ogni volta ricominciare da un’origine che è al tempo stesso smarrimento e riconquista di memoria. Viene quasi da avere in gran dispetto quell’oggettino tondo e metallico che dona alla nostra modernità il privilegio di accedere a suoni e significati che sappiamo altrimenti significanti, tra vie ed aie di borghi antichi, in quell’epoca che ancora afferma la sua attualità a dispetto di ogni contemporaneità.

E ci viene incontro nell’incedere solenne e disincantato di Jacmòn e Siveron, suonatori di quel tempo, e dietro i cantori, un cammino di genti di lavoro e poesia, nell’identica cadenza di vita del capo d’opera pellizziano, “Il quarto stato”, cancello dischiuso sul Novecento e le nuove consapevolezze. Quel cammino di lotta e riscossa spesso si discioglieva in danza e festa, e il genio di Pellizza ne fece trasfigurazione allegorica nell'”Idillio primaverile” che Valla e Scurati hanno voluto come finestra sull’ascolto. E l’ascolto è un gioco di alternanze che disvela quella trama di sottili e radicali corrispondenze e contrasti che compongono il mondo musicale delle valli appenniniche tra Trebbia e Scrivia, Borbera e Staffora.

Quindi le danze del repertorio tradizionale per piffero, conservato ed animato dai nuovi suonatori, molti dei quali formatisi alla scuola di Valla e oggi protagonisti certi della tradizione locale. E i brani di nuova composizione di Valla e Scurati che vanno ad arricchire un repertorio che non può giacere nel suo glorioso passato senza accrescersi e rinnovarsi. E poi i canti. La bellissima, tragica ballata “Madre crudele”, appresa da due portatrici di tradizione, Rina Albertazzi di Cegni (PV) e Zulema Negro di Cosola (AL), proposta nell’arrangiamento di Enzo Draghi. “Marcellina”, cantata con Roberto “Bertas” Gualdana, uomo di vino e canti offerti con pari generosità. Il canto polivocale delle Quattro Province è rappresentato da “Lei mi voleva bene”, con le voci di Valla e Scurati accompagnati da alcuni dei più prestigiosi cantori locali. Poi “La bella Laurin”, lo stranòt connesso alle ritualità nuziali dalla gran fonte di Mario Brignoli “Mas-cin” di Negruzzo, momento ultimo di un percorso di riproposta del repertorio più arcaico di canti nel quale Stefano Valla è impegnato da sempre con una rara mistura di acribia da filologo e naturalezza di portatore di tradizione.

Infine gli ospiti, che sono poi gli incontri nei quali Valla e Scurati cercano confronto, affinità e diversità, dialogo, di qua e di là delle giogaie alpine da sempre transito di tradizioni: il violinista belga Raymond Honnay, Fabrice Lenormand alla cornamusa, Enzo Draghi, chitarra e voce, Ivo Domenichella, voce, Marco Domenichetti, voce, Pepi Zacchetti, voce.

Paolo Ferrari

(World music magazine. Ottobre 2005)

recensione su Trad magazine


(Trad magazine)


Secondo capitolo, a cinque anni dal precedente “E prima di partire…”, dell’epopea discografica transalpina di Stefano Valla e Daniele Scurati, coppia quantomai importante fra i prosecutori contemporanei della tradizionale musicale delle Quattro Province che vede proprio nell’uso del piffero (oboe popolare) e della fisarmonica cromatica, nonché delle voci, la sua principale caratteristica timbrica.

Nelle note del disco, redatte da Franck Tenaille, viene fatto notare come per i due autori questo disco abbia rappresentato una evoluzione, perché primo a ospitare brani di composizione e primo ad accogliere, in sede progettuale ed esecutiva, anche altri musicisti. Avendo, come facciamo di solito, ascoltato il disco prima di leggere il libretto ci siamo resi conto soltanto della seconda presenza (e non poteva essere altrimenti, dato che il violino di Raymond Honnay e la cornamusa di Fabrice Lenormand dei Brayauds suonano decisamente “diversi” da piffero e fisarmonica) e crediamo che questo debba essere visto come un buon segno (“Segni”, appunto) per la qualità delle composizioni originali, perfettamente fuse per scrittura ed esecuzione con gli originali.

Altro buon segno, nonostante si tratti di una coppia ormai collaudata, è la freschezza con cui Stefano e Daniele affrontano ogni brano, freschezza che la sola voglia di suonare ancora insieme non riesce a spiegare; in particolare, riconosciuta a Stefano Valla una particolare maestria con l’ancia doppia e il ricco repertorio di astuzie tecniche conseguenti, va indubbiamente lodata la progressiva familiarità con l’ottima Beltrami di Daniele Scurati, che ormai piega lo strumento ad ogni sua volontà.

Una citazione particolare per “Canzone arrabbiata”, di Nino Rota, celebre colonna sonora di “Storia d’amore e d’anarchia” della Wertmüller, che fra una sestrina e una monferrina appare inattesa ma non immotivata, avendo negli anni i pifferai sviluppato la particolare tendenza a “pifferizzare” i brani più disparati. E Valla non viene meno alla tradizione, che deve continuare perché “la memoria senza il pensiero del futuro non esiste”.

Dario Levanti

(Folk bulletin. Luglio-agosto 2006)